Morte di Carnevale

di Raffaele Viviani

regia Matteo Salsano

E’ la storia Pasquale Capozzi detto Carnevale, vecchio taccagno scorbutico e malandato che vive in un pittoresco quanto povero quartiere di Napoli. Egli per vivere presta soldi con interesse: un usuraio insomma, per questo non particolarmente amato dagli abitanti del rione, spesso costretti a ricorrere al suo “aiuto”.

““Ah! A forza vuoi ostentare che sto morendo! Così la gente sospende i pagamenti…. E non pigliamo più nemmeno un soldo!”

Un quartiere a cui però nulla sfugge, nemmeno il legame tra Carnevale e Antonietta (‘Ntunetta), la sua serva diventata negli anni, dopo la morte della moglie, la sua amante. Nonostante ‘Ntunetta abbia dedicato la sua vita e la sua giovinezza al vecchio usuraio, ne ha ricevuto in cambio nulla o quasi, nemmeno l’ufficializzazione della loro unione.

Carnevale ha anche un nipote, Rafele, sfaccendato e nullatenente, che periodicamente va a far visita allo zio sperando di ottenere in cambio qualche lira per “tirare a campà”. Sia Rafele che ‘Ntunetta sperano di essere gli eredi di quella che, grazie agli interessi intascati per anni, si prospetta una fortuna: quando Carnevale sta per morire, i due si trasformano nel più premuroso dei nipoti e nella più devota delle compagne, cercando di ingraziarsi il vecchio prima che faccia testamento.