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Io Speriamo Che Me La Cavo

regia di Gaetano Stella

La pièce è ambientata in un quartiere degradato della periferia cittadina e narra la storia di un assistente sociale, Alferio, che farà di tutto, anche andando contro le regole burocratiche e quelle del “Sistema”, usando metodi leciti e illeciti, per non far togliere dei bambini alla potestà della loro madre.

Alferio, debole e ingenuo laureato in sociologia, ha un solo difetto: è convinto che nella vita vera, come nelle favole, i buoni vincano sempre e che i cattivi facciano sempre una brutta fine. A lui e alle sue concrete utopie sono affidate, paradossalmente, le speranze dei poveri ragazzi del quartiere, delle madri ridotte al silenzio… “A lui sono consegnate le urla di chi non ha voce!”

“Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi! ”

Lo spettacolo vede al centro di tutto il racconto e al centro della scena 5 bambini che cercheranno di aiutare il protagonista a risolvere ogni problema: è scritto con penna leggera e rimarca i gravi problemi di una società allo sbando con ironia e sarcasmo, senza ricorrere alle esagerazioni della fiction – sceneggiata che renderebbe il racconto pomposo e poco credibile.

L’edizione di Io speriamo che me la cavo è stata scritta pensando al mondo della scuola e alla sua Mission, e a tutte le difficoltà che tale universo affronta anno dopo anno, tra tagli del governo sempre più drastici, utenze sempre più esigenti, ragazzi sempre meno stimolati e insegnanti sempre più agguerriti e pronti a tutto per di non fallire i propri obbiettivi …

La regia di “Io speriamo che me la cavo”, è stata pensata come un grande “gioco scenico” che vede protagonisti i bambini, unici e veri motori della messa in scena. Da un punto di vista psicologico-emotivo, perché la loro presenza costante nel racconto crea continue motivazioni, riflessioni ed “effetti” grotteschi; e da un punto di vista logistico, perché la scenografia è una grande “scatola magica” che i bambini aprono, chiudono, compongono … per ambientare le varie scene: gli uffici del comune di Napoli, il vicolo del centro storico, il ”basso” della famiglia Ramunno.

La voce (anima della città di Napoli), canta bellissime canzoni originali, che danno allo spettacolo il gradevole sapore della commedia musicale. Tutti i “caratteri” dei personaggi, sono stati tenuti lontani dallo stereotipo dello “sceneggiato” (o sceneggiata!), e trattati con la leggerezza dell’ironia che, stranamente, pur mantenendo divertente e gradevole il racconto, ne sottolinea i momenti drammatici, amplificandone il coinvolgimento emotivo.

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